regia Raimondo Brandi
con Raimondo Brandi
scene Giuseppe D’Orazio, Alessandro Gaudio, Alessio Rota
luci Stefano Barbagallo
produzione (2005)


Note

Lo spettacolo nasce così: nel 2003 ero in tournée, e mi annoiavo. Annoiandomi acuivo l’osservazione e leggevo molto.
Le nuove paure e il nuovo concetto di normalità si stavano imponendo. L’incombente guerra in Iraq faceva già dimenticare l’origine di questo neonato primato della sicurezza sopra ai diritti della vita umana. Gli attentati dell’11 settembre, il grande spettacolo della paura aveva vinto e continuava la sua marcia. Io non potevo staccarmi da quella data e continuavo a leggere. Leggevo e vedevo che tante notizie, chiare e verificabili, semplicemente non venivano dette.
Ho creato il mio angolo per “un’altra informazione possibile”, nella cucina dell’appartamento dove mi ospitavano ho parlato una sera di quello che avevo letto, lì è nato lo spettacolo. Ogni volta che cambiavo appartamento l’esposizione diventava più chiara e la narrazione assumeva una struttura, mi accorgevo che il lavoro di organizzare le notizie, di fare ordine e di collegare i fatti era quello che più mancava in una informazione che ripete e confonde con un eccesso di nozioni isolate, fino a quando a Dicembre sono stato invitato all’interno di un ciclo di conferenze al centro culturale Officina Bodoni a Roma. Il monologo si è presentato come uno spettacolo-conferenza che dimostra come non sappiamo niente e come non ci è possibile scoprire la verità. L’unico rifugio è nella nostra intelligenza e si esplica con il dubbio.
Quello che vuole fare questo spettacolo è criticare, stimolare l’attenzione, informare e avvicinare i fatti, che sono così lontani, a noi. Proporre teorie, ma rinunciare alla dimostrazione perché la verità non ci è concessa. Familiarizzare con l’insicurezza e accettarla per renderci più tolleranti. Legare la morte al ridicolo, il serio al buffo, la storia all’ironia, la verità alla menzogna, la nostra vita alla debolezza, all’incoerenza, e la fatica alla ingiustizia.
Nell’11 settembre confluiscono in una enorme conflagrazione movimenti politici, religiosi, storici, contingenti o tradizionali. Tutto in quel giorno ha trovato il suo teatro: il climax, la catarsi, la conclusione di un opera e una nuova partenza.
Il monologo si struttura in tre parti di analisi:

  • la prima ripercorre gli avvertimenti e gli indizi dal 1993 al giorno dell’attentato;
  • la seconda studia l’esatta dinamica dell’attacco e le reazioni della difesa;
  • la terza tratta della geopolitica e degli interessi americani nella zona Afghana.

I fatti sono raccontati da un attore, non certo da un esperto di storia o da un politico. Il mio interesse sta nella narrazione, nella vita dell’uomo e nell’amore, e se scelgo un argomento come questo e lo approfondisco è per concedermi di spaziare sulla cultura del nostro mondo senza retorica, seguendo le nostre tragedie e la nostra impacciata, cinica distrazione.
Lo spettacolo ha debuttato in teatro il 31 Marzo 2004, alla Cometa Off di Roma.
Raimondo Brandi


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