di Grazia Verasani
regia Elena Arvigo
con Elena Arvigo, Sara Zoia, Elodie Treccani, Xhilda Lapardhaja
musiche Giuseppe Fraccaro 
scene Lorenza Indovina
luci Paolo Meglio
foto di scena/grafica Serena Carminati
assistente alla regia Tommaso Spinelli
Produzione Nutrimenti Terrestri e Compagnia SantaRita (2012)


Galleria

Rassegna Stampa

Elisabetta Ambrosi, Il Fatto Quotidiano

[…] Come nei film di Cattani e Marazzi, anche qui il tema della cosiddetta “depressione post partum” perde la sua gelida dimensione clinica, per essere raccontato attraverso i vissuti di quattro donne. Diverse l’una dall’altra, come sono diverse le protagoniste Vincenza, Marga, Rina, Eloisa (Sara Zoia, Elodie Treccani, Xhilda Lapardhaja, Elena Arvigo), finite in un ospedale psichiatrico per aver ucciso i propri figli (lo spettacolo si ispira alla realtà dell’ospedale di Castiglione delle Stiviere, che a tutt’oggi ospita anche donne infanticide […]

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Alfredo Agostini, Persinsala

Elena Arvigo affronta un tema che non vorremmo nemmeno mai sentir nominare. Dopo la prova estenuante del confronto con Sarah Kane è in scena al Teatro Argot Studio di Roma con lo struggente blues della maternità negata. (…) Non c’è nessuna barriera che possiamo alzare, le emozioni arrivano dritte allo stomaco e ne siamo travolti, ma più di tutto è la confusione nella quale siamo gettati a creare disagio. Improvvisamente diventano scomode le nostre poltrone. Maternity Blues (From Medea) è uno spettacolo che priva gli spettatori dei comodi giudizi colpevolisti, né offre giustificazioni o stende uno sguardo pietoso verso queste donne. Marga, Eloisa, Rina e Vincenza hanno una loro identità caratterizzata, un passato puntellato da errori di valutazione, delusioni, ma nulla di meno o di più rispetto alle altre, che potesse far prevedere l’abisso nel quale sono precipitate, nel quale hanno lasciato agire un altro sé, una madre assassina che non sono loro […]

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Viviana Raciti, Teatro e Critica

[…] L’indagine in scena si fa così simbolica e psicologica, scandagliando con i diversi caratteri delle quattro protagoniste gli effetti dello stesso tragico atto (tutte molto espressive ma non al pari della Arvigo che spicca per intensità e freschezza nell’interpretazione di un personaggio liminale quale quello di Eloisa). Tragico qui anche e soprattutto perché mette necessariamente a confronto ciascuna con la propria coscienza: «non va bene se dimentichi, siamo qui per ricordare, altrimenti saremmo in un qualsiasi carcere» afferma Rina alla nuova venuta. Sulla scena non c’è giudizio, non sono i “mostri” ad esser raccontati: la colpa di queste donne che hanno rifiutato il loro essere madri è nascosta come dalle coperte, portata alla luce da frasi spezzate, in brevi momenti, da piccoli oggetti che richiamano alla memoria – dei personaggi, delle attrici e di noi spettatori – l’effettiva “presenza-assenza” del reato commesso […]

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Emanuela Mugliarisi, Saltinaria

[…] La regia di Elena Arvigo enfatizza ed esprime perfettamente il contrasto che caratterizza le vite di queste donne, tra la voglia di ricostruirsi una dimensione “normale”, quanto meno controllata e controllabile, e l’impossibilità di sfuggire al limbo di dolore nel quale esse stesse si sono cacciate: “coi cinque sensi smorti e una tempesta, dentro, che non esce mai” è una delle frasi più intense del testo con la quale si può esprimere tutta la forza centripeta della pièce […]

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