di Pier Maria Rosso di San Secondo
regia Ninni Bruschetta
con Simona Senzacqua, Paolo Cappuccio, Ilaria Falini, Maurizio Puglisi
scene Mariella Bellantone
costumi Metella Raboni
luci Renzo Di Chio
aiuto regia Laura Giacobbe
direttore tecnico Paolo Attardo
Produzione Nutrimenti Terrestri (2007)


Note di regia
L’ospite desiderato è stato scritto da Rosso di San Secondo nel 1921.
La sua modernità è sorprendente. Sia per i temi affrontati che per il linguaggio.
Teatralmente è un meccanismo impeccabile che oscilla tra un film di Alfred Hitcicok ed un testo di un altro grande regista cinematografico, ma anche autore teatrale, come Rainer Werner Fassbinder. Nel rapporto tra le due donne, infatti, ritroviamo la violenza erotica di una pièce come Le amare lacrime di Petra Von Kant, così come nel mistero dei due personaggi maschili ci ritornano in mente racconti come Nodo alla gola o La donna che visse due volte.
Nulla è negato, tutto è detto, esibito addirittura. Nel rapporto tra le due donne (serva e padrona) vi è un erotismo evidente, apparentemente solo celebrato, ma anche verbalmente esercitato dai due personaggi, che si prestano ad una lettura perversa, quasi indispensabile a sostenere il resto del racconto, in cui la crudele vanità della padrona si sposta tra la serva e l’ospite in un’orgia di sentimenti proibiti.
Il personaggio, quasi del tutto assente, del marito, è drammaturgicamente centrale, in quanto intorno a lui ruota la pur flebile motivazione che sostiene la follia del racconto.
Molto spesso, sia affrontando i classici, sia lavorando sui testi del primo novecento, risulta indispensabile per il regista aggiornare il racconto e rendere il linguaggio più comprensibile per un pubblico moderno.
Ma L’ospite desiderato non può che considerarsi un classico, cioè, come diceva Italo Calvino, un testo “che non ha ancora finito di dire ciò che ha da dire”.  L’autore ricorre ad un racconto noir per rappresentare una deriva del sentimento che non ha tempo e, per far questo, usa un linguaggio ed una struttura che non  porge il fianco ad alcun equivoco, dichiarando un disagio interiore di tutti i personaggi che sfocerà in un finale tragico obbligato.
Per questo motivo ho pensato di contravvenire o forse allo stesso modo di confermare le mie scelte registiche, assecondando totalmente il testo, senza tagliare alcunché, seguendo persino le singole di didascalie, gli stessi interventi musicali indicati dall’autore, in modo da restituire limpidamente la modernità della piece.
La vanità, del resto, che è il tema centrale dell’Ospite desiderato è, senz’altro la più evidente e tragica malattia della società contemporanea, ma è anche un tema classico e universale.
Nel teatro la vanità incontra spesso il suo doppio; poiché alla vanità dell’uomo (o del personaggio) si aggiunge quella dell’attore, che così conduce se stesso verso la rovina. “Chi cerca la verità trova lo stile, chi cerca lo stile trova la morte”, disse Eduardo De Filippo.
Anche in questo senso metateatrale la messa in scena sarà indirizzata verso un lavoro di grande umiltà e rigore formale, che sono la traccia lasciata da quest’autore indispensabile e, follemente, così poco rappresentato in Italia.


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