di Simone Corso
regia di Roberto Zorn Bonaventura
con Antonio Alveario e Simone Corso
architetture di carta Nunzio Laganà
disegno luci Stefano Barbagallo
realizzazione elementi scenici Franco Currò
aiuto regia Adriana Mangano
assistente alla regia Andrea Messineo
foto di scena Paolo Galletta
locandina Riccardo Bonaventura


Sinossi

Abitare al numero 1 di Contrada Acquaviola, non è un semplice fatto, è una condizione.
Carmelo, il padre, ha ormai dimenticato cosa significa, o forse finge di non averlo mai saputo. Paolo, il figlio, ci è abituato, da sempre.
Fuori dalla porta, dall’altro lato della strada, dove prima c’erano alberi di mandarini, ora, c’è la raffineria. Paolo e Carmelo vivono al suo cospetto, non la vedono, ormai non la vedono più, nonostante essa gridi la sua presenza ogni sera, tutte le sere alla stessa ora.
Abitare al numero 1 di Contrada Acquaviola è una maledizione e Paolo e Carmelo se ne accorgeranno, all’improvviso, nel peggiore dei modi. Si scopriranno vicini ed estranei; l’uno vorrà scappare, l’altro restare. In mezzo ci stanno il passato e il futuro. In mezzo ci sta una scelta.

Note di regia

Ci sono fatti che richiedono una presa di posizione decisa.
Ci sono testi teatrali che si mettono in scena per delle motivazioni forti, per la necessità di dire. Contrada acquaviola n.1 di Simone Corso è uno di questi. Un testo apparentemente quotidiano nei dialoghi tra un padre e un figlio, ma che strilla la sua presa di posizione nel momento in cui questo dialogo finisce.
La raffineria di Milazzo, situata nel cuore del paese, vicino al centro storico e davanti al mare, ne deturpa la bellezza e “infetta” la vita degli abitanti.
La regia ha così scelto di mischiare poesia e bellezza con scempio e scelleratezza. Per questo motivo la scena è rappresentata da semplici quanto poetiche barche di carte (create con la tecnica degli origami dall’artista Nunzio Laganà), che muovono il loro significato tra la magia di un veliero colorato su cui viaggiare e sognare e il mostro della raffineria che ti inchioda e ti affonda in un destino di fine e di disfatta.
Ripeto, presa di posizione forte, perché la vita potrebbe essere altro.


Tournée

19-20 MARZO 2016 | VILLA S. GIOVANNI | TEATRO PRIMO STAGIONE 2015/16
DAL 5 AL 15 MAGGIO 2016
| TORINO | FRINGE FESTIVAL 2016 | SPAZIO UNIONE CULTURALE
13 MAGGIO 2018 | MESSINA | RASSEGNA ATTO UNICO | CHIESA DI S.M. ALEMANNA


Trailer

Galleria

Rassegna Stampa

Gigi Giacobbe, Sipario

[…] È quanto succede in parte nella breve e fulminea pièce di esordio di Simone Corso titolata Acquaviola, (cui ha fatto seguito Vinafausa, in morte di Attilio Manca, che i lettori di Sipario potranno leggere sul portale della rivista) andata in scena nei Magazzini del Sale di Messina per conto del Teatro dei Naviganti con la coinvolgente regia di Roberto Bonaventura. Acquaviola è il nome fantasioso d’una via di Milazzo, dove in una modesta casa abitano un padre, cui dà vita Antonio Alveario che ha il dono nel profferire verbo di suscitare ilarità e drammaticità – d’altronde dieci anni di teatro accanto a Leo De Berardinis saranno pure serviti a qualcosa – che vive con la pensione maturata dopo trent’anni di lavoro nella vicina raffineria di idrocarburi con il figlio Paolo […] 

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Tosi Siragusa, Tempostretto 

[…] Simone Corso è stato anche il riuscito interprete della rappresentazione, unitamente a Antonio Alveario, straordinario e noto attore cinematografico e teatrale, che anche in questi panni non ha deluso le aspettative. Alveario ha messo il suo corpo, la sua mente e la sua fantasia a servizio del personaggio, ben tipizzandolo anche a mezzo dell’abbigliamento indossato per tutta la durata dello spettacolo: una giacca di lana, un pantalone sformato, un berretto e delle pantofole. Dal canto suo il regista Roberto Bonaventura ha ben diretto questo rapporto padre-figlio, spesso problematico, innestandolo, come risulta dallo script, in un luogo – quella casa situata in quella contrada – ove risuona costante la sirena dell’amata-odiata raffineria, e la vicinanza al centro storico e al mare è deturpata dagli scempi industriali con i loro veleni. […] 

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Miriam Guinea, Corriere della Calabria 

[…] Carmelo osserva il veliero i cui cilindri rimandano alle ciminiere della raffineria, sia nel colore che nella forma. Riprende la stabilità dell’albero maestro; lo smonta nelle sue parti. Appassisce la bellezza degli origami, mentre la luce si fa fioca e nella sala del teatro le voci registrate dei manifestanti – dopo l’esplosione che ha coinvolto la raffineria di Milazzo nel 2014 – ne chiedono la chiusura immediata. Nel buio, l’applauso del pubblico, decreta la fine dello spettacolo […] 

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Giusi Arimatea, Tgme

[…] Carme

confluiscono l’aggraziata drammaturgia di Simone Corso, l’abilità attoriale sua e di Antonio Alveario, le poetiche architetture di origami su carta di Nunzio Laganà, gli elementi scenici di Franco Currò, le luci di Stefano Barbagallo, irrefutabilmente nodali nel dipanarsi della storia. Il disegno registico di Roberto Bonaventura, coadiuvato da Adriana Mangano e Andrea Messineo, armonizza di fatto i codici artistici coinvolti e si pone al servizio di quell’equilibrio globale che la messinscena raggiunge nella magica corrispondenza di tutti i suoi linguaggi. Lo spettacolo, prodotto da Nutrimenti Terrestri e Castello di Sancio Panza, rivela dunque l’autentica natura dell’autore, degli interpreti e del regista che li ha votati a un rapporto significativo con la platea. L’estro, in una parola, che apre nuovi orizzonti, nel recupero tuttavia di quelle condizioni primitive e inconsce grazie alle quali si può ancora decifrare la realtà […] 

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Francesca Ferrari, Gazzetta di Parma

Alfonso Cipolla, Repubblica Torino

Francesca Ferrari, Gazzetta di Parma