liberamente tratto dal “Colapesce” di Ignazio Buttitta

con
Manuela Ventura
Alessandra Fazzino
Rita Abela
Virginia Maiorana
Filippo Luna

Scene e Costumi Dora Argento
Scrittura Fisica Alessandra Fazzino
Musiche Virginia Maiorana
Suono e Luci Vittorio Di Matteo
Adattamento e Regia Filippo Luna

Ufficio Stampa Marta Cutugno
Produzione Maurizio Puglisi
Locandina [ bozzetto: Dora Argento; design: Angie Russo]


Sinossi

Cola. Un giovane messinese, figlio di una lavandaia e di un pescatore. Il ragazzo venne soprannominato Colapesce per la sua grande abilità nel muoversi in acqua sin da quando era molto piccolo. Un pesce su mare che, di ritorno dalle sue numerose immersioni, si soffermava spesso a raccontare le meraviglie scorte in quegli abissi, alle volte riportando persino sulla terra ferma alcuni di quei tesori. La sua fama fu tale da giungere sino alle orecchie del Re di Sicilia, l’Imperatore Federico di Svevia, che decise di metterlo alla prova. Il Re e la sua corte si recarono a bordo di un’imbarcazione proprio fino alle acque frequentate da Cola, e lo fecero chiamare dalla madre. Quando Colapesce riaffiorò, il Re lanciò lui una prima sfida, gettando in acqua una coppa che il ragazzo recuperò immediatamente. Allora, il sovrano lanciò la sua corona in acque profonde e Colapesce riuscì nuovamente nell’impresa.  La terza volta, il Re fece cadere in mare un anello, un oggetto ancora più piccolo e dentro acque ancora più profonde. Fu solo in quel momento che Cola si accorse che la Sicilia, la sua terra, con le sue tre punte di terra, si appoggiava su 3 colonne. Una di queste era visibilmente segnata dal tempo, piena di vistose e pericolose crepe. Tornò così a galla, e senza indugio disse addio a Ninfa, l’amata che portava in grembo suo figlio e decise di restare per l’eternità sott’acqua per sorreggere la colonna ed evitare che l’isola potesse sprofondare. Ed ancora oggi, Cola si trova negli abissi del mare di Sicilia, a tenerla in piedi e proteggerla, concedendosi la possibilità di risalire in superficie per rivederla soltanto una volta ogni cento anni. 

Note di regia

Il mio incontro con la parola, il verso di Ignazio Buttitta è avvenuto qualche anno fa e ne sono rimasto folgorato. Dopo aver esplorato il suo mondo poetico con “Pomice di fuoco” diretto da Vincenzo Pirrotta, ho voluto riprendere il mio filo amoroso con le parole del poeta attraverso la messa in scena di uno dei suoi lavori teatrali scritti in età più matura. Quando Buttitta si dedicò a Cola e alle sue gesta, aveva già realizzato insieme a Giorgio Strehler lo spettacolo “Pupi e cantastorie di Sicilia”, andato in scena nel 1956 al Piccolo di Milano. Erano poi arrivati i suoi due primi drammi teatrali: “Portella della Ginestra” nel 1957 e “IlPatriarca” nel 1958. E nel 1975 aveva rielaborato la «vastasata» in tre atti di autore ignoto “Lu curtigghiu di li Raunisi”.  Ma l’opera in versi e in due tempi, “Colapesce”, scaturì dalla sua penna solo nel 1986 e fu data alle stampe dalle edizioni P&M di Messina con l’introduzione di Melo Freni. La storia di Colapesce, reinterpretata dal poeta a partire dalla nota leggenda di Pitrè e incentrata su una forte ed eroica scelta di responsabilità, ha rapito così tutto il mio essere. Ai miei occhi, il sacrificio di Cola – che si fa colonna della terra che calpestiamo ogni giorno – apre una voragine infinita di riflessioni e di considerazioni. Quanto siamo capaci di mettere davanti a noi stessi, alle nostre abitudini, alle nostre esigenze, la salvaguardia della nostra Sicilia? Un uomo terreno lo ha fatto, mettendo le sue spalle e il suo cuore al posto di una colonna cadente e crepata, sacrificando la vita, l’amore e la gioia della paternità. Morendo a sé stesso per salvare la sua terra da morte sicura. Un esempio straordinario di responsabilità civica, di amore incondizionato per un luogo e le sue genti. Un poemetto, carico di espressioni popolari e di sentimento antico, che porta in sé un senso di straordinaria modernità e che, con la delicatezza che merita, ho pensato di portare in scena. 

In questo adattamento, ho cercato di mantenere intatte le scene che, avanzando per quadri, compongono la storia e i suoi sviluppi, rinunciando alle parti corali affidate ad una moltitudine di personaggi, presenti nel testo originale. Resta, però, intatta la parola del poeta e i canti affidati al gruppo folkloristico si tramutano in stasimi di un coro, per sottolineare momenti drammaturgici e di senso nella poetica del Buttitta. Ho voluto rendere più presenti le relazioni tra i personaggi, il rapporto tra Cola e la madre, l’esercizio del potere da parte del Re, lo straziante addio tra Cola e la sua Ninfa. 

Colapese – dedicato a Buttitta è una favola dai profondi contenuti, immensamente eterna e senza connotazione temporale. Così la stiamo immaginando e, in questa direzione, stiamo lavorando. Trovando ispirazione nella danza – Alessandra Fazzino, già nel cast, svilupperà il lavoro corporeo con gli attori – e nella musica – Virginia Maiorana comporrà le musiche che saranno eseguite dal vivo. Ma sopra tutto rimane la lingua. E le parole di Ignazio Buttitta nel loro incedere epico e drammatico, con la loro capacità di entrare nelle nostre viscere e riportare fuori quel senso di appartenenza che spesso dimentichiamo. Facciamo teatro perché l’emozione resti viva.

FILIPPO LUNA


TOURNÉE
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