scritto e diretto da Monica Nappo
con Teresa Saponangelo
scene e costumi Barbara Bessi


Note

Durante il primo lockdown abbiamo tutti avuto moltissimo tempo per stare con noi stessi. Non che sia una scelta. Chi non ha voluto non ci è stato comunque, credo.
Però il fermare tutto il mondo, così, senza preavviso, ha fatto in modo che non sapendo che forma avrebbe avuto il futuro, il presente ed il passato sono diventati un pensiero sempre più definito.
Personalmente quel silenzio e stasi mi hanno fatto venire voglia di tornare a scrivere. Di comunicare cioè senza il bisogno di vedere qualcuno.
L’urgenza però era forte, di raccontarmi, di raccontare.
Ho mischiato quindi pezzi di vita mia con storie di altri o con ciò che sentivo attorno a me.
Ho riavvolto il nastro della memoria, ho cercato di vedere come le emozioni si fossero posate in me, del mio passato. Che impronte avessero lasciato.
Vengo dalla scrittura perché’ ho iniziato come comica, e scrivevo io i miei pezzi.
L’aver vissuto per più di 10 anni a Londra mi ha fatto risvegliare moltissimo la voglia di scrivere, avendo vissuto in una realtà teatrale dove è normale che un attore si scriva un testo e ci reciti dentro. L’esperimento è anche questo. Ho deciso di chiamarlo così infatti per vari motivi.
Credo che sia sempre più necessario un teatro che ci avvicini, con storie comprensibili, ma originali. Originali nel senso di uniche, umane.
Talmente umane da sperare di essere universali.
C’è bisogno di ridere delle nostre vicissitudini, quando si può.
Credo che questo sia una costante che è propria della natura del teatro. Pandemia o meno.
Farsi domande, riderci su di quel che ci è capitato, cercando di ricostruire, dove si può, qualche pezzo. Di unire i puntini quando si può, per vedere che disegno vien fuori.